L’idiozia al potere

E così oggi scopriamo che il risparmio parcheggiato nei conti correnti ha raggiunto livelli massimi dal 2010.

Molti attribuiscono le cause di questa situazione ai tassi praticamente negativi su titoli di stato. 

Quello che nessuno si rischia a ipotizzare è che possa esserci un legame con la demenziale politica fiscale imposta dallo stato ai cittadini a base di tasse creative sulle mutande rosse o con tasse espropriative su immobili che hanno portato un’ecatombe sia nel mercato immobiliare che nelle piccole attività produttive che una volta erano l’ossatura economica del paese e che ora sono ridotte a supporto per cartelli “vendesi” o “affittasi”.

Il fatto di aver utilizzato i beni immobili degli italiani come bancomat per il fisco nettandosi le terga con l’articolo della costituzione che parlava di “capacità contributiva” dev’esser parso assolutamente normale per una classe politica nominata come si faceva alla corte di Versailles ma, purtroppo per i nostri nobilastri medioevali, s’è scontrato con quello che potremmo definire un ostacolo inamovibile: la realtà dei fatti.

Infatti, se da una parte poteva esser sensato ridurre la propensione a investimenti immobiliari in un paese che almeno da 50 anni è cresciuto su Bot e mattone, dall’altra ha rappresentato un brusco arresto su iniziative di investimento che forse doveva esser molto più graduale, probabilmente offrendo alternative agli immobili piuttosto che metter il pizzo sulle case di proprietà degli altri come nemmeno la mafia si sogna di fare.

Queste politiche idiote si sommano a certo ecologismo radical chic che predica di non consumar suolo e che puntualmente si trova a far figure idiote a ogni pioggia che erode terreno come ha sempre fatto la natura.

Perché la risposta non può certo esser meno costruzioni in un paese di impianto medioevale e oltretutto costruito su terreno sismico.

Oltretutto aver tassato selvaggiamente immobili ne ha ridotto la redditività andando a intaccare le manutenzioni con crolli ormai continui in molte città italiane.

Ma questi sono gli anni dell’idiozia al potere e se pur non verrà un diluvio a spazzarla via basterà attender per guardar tutto quello costruito dai nostri avi andar in polvere per mantener gli stipendi dei proci al potere.

Almeno finché dura.

La grande abbuffata olimpica

È così, nonostante siano passati giorni, l’incazzatura degli amici degli amici per il mancato incasso olimpionico non ha ancora trovato pace. Anzi, pure l’Amato Leader ormai lamenta che un candidato sindaco che ha portato avanti una campagna sul rifiuto delle olimpiadi poi effettivamente abbia annunciato la rinuncia ad organizzar l’evento.

La scusa che viene cavalcata per cercar di ottener comunque di fottersi altri soldi pubblici parla di sogni, di investimenti e occasione di dimostrar la propria differenza con olimpiadi low cost e altre amenità.

Cazzate.

La verità è che le politiche dei grandi eventi non hanno mai portato alcun risultato economico.

Prova provata è che dopo un EXPO, celebrato come un’orgia di sprechi di risorse e materiali, la crescita economica sia zero virgola qualcosa.

Tra l’altro pare che pure i fantastigliardici investimenti per il giubileo in atto non abbia portato un cazzo di nulla.

Perché il problema dell’organizzar olimpiadi non è fermare i ladri ma è proprio un investimento in infrastrutture inutili a esser dannoso.

E chi lo nega è complice.

Sviluppo 3.7

Gran furore fa in questi giorni la cosiddetta industria 4.0.

Il motivo può esser ricercato nella mancanza da parte del governo di una visione di sviluppo reale tant’è che ci si riduce a provare a copiare il piano di sviluppo pensato dai tedeschi per il futuro della manifattura robot.

La definizione stessa di 4.0 fa riferimento all’evoluzione di una robotica che preveda di metter in comunicazione tutti i sistemi di produzione già automatizzati al fine di ottener dati utili alla ricerca e allo sviluppo e alla gestione delle scorte.

La parte interessante è la volontà di dotar di sistemi di rilevamento, raccolta e trasmissione dati anche i prodotti.

Una tale visione telemetrica totalizzante è ovviamente ridondante oltre ogni limite e ovviamente è sulle applicazioni da sceglier prima di altre che si giocherà un eventuale vantaggio.

Attualmente le applicazioni più immediate sono sulla produzione di massa automatizzata.

Le applicazioni successive sono ovviamente l’industria automobilistica e aeronautica ma considerando pure la meccanica agricola per cui è più interessante un discorso a parte.

Curiosamente sembra rimaner più defilato proprio il mercato più importante nei numeri. Infatti le applicazioni residenziali, sebbene numericamente più rilevanti, subiscono ancora la ghettizzazione piovutagli dalla moda domotica che avendo già fornito definizioni proprie finirà per scontrarsi con ogni teorizzazione successiva che possa arrivare da altri settori.

Le applicazioni alla moda potrebbero esser interessanti ma più che sensori che regolino la teaspirazione dei materiali sarebbe forse il caso di partir dalle taglie e dai modelli personali.

Il cibo lo lascerei fuori che non credo che sensori edibili siano graditi dagli chef stellati. Soprattutto senza ancora database sanitari a giustificarli.

Purtroppo di fatto ci troviamo davanti alla solita retorica di stato che regalerà fondi agli amici degli amici visto che ormai aziende da noi non ce ne son più.

Le elezioni da capoclasse.

Il senatore Incitatus, monumento equestre.

Il senatore Incitatus, monumento equestre.

Volendo riassumere brevemente lo scopo dell’avere uno stato ed un’amministrazione credo di poter dire che servano ad organizzare i cittadini al fine di aumentare il benessere generale. Sennò tanto valeva rimanercene nella caverna e accoppare a colpi di mazza qualsiasi cosa si avvicinasse.

Che l’azione di un governo sia necessariamente dovuta a qualcuno che sia motore e responsabile di qualsiasi cosa, non necessariamente buona, è un concetto storicamente consolidato e direi che come esempio dei risultati dovuti alla presenza o all’assenza di responsabili la Russia/URSS sia perfetta.

Naturalmente se sei la patria della supercazzola la discussione sul come individuare tali rappresentanti ha esiti letali.

L’obiettivo di aumentare il benessere generale dei cittadini ha come campi d’azione il territorio fisico ed i cittadini, i secondi scelgono e il primo è il vero patrimonio della nazione, per poter ottimizzare la gestione del territorio si può scegliere di dividere il territorio in parti più piccole che chiameremo collegi.

Fin qui dovrebbe esser semplice.

Ora non dovrebbe esser difficile capire che ogni collegio dovrebbe eleggere un proprio rappresentante, in questo modo tutte le necessità e le opportunità di miglioramento di un territorio possono raggiungere gli organi decisionali in una catena di informazioni ragionevolmente breve.

Una questione poco apprezzata pare essere la possibilità che gli elettori non vogliano mandar qualcuno ad occupare poteri decisionali, ecco perché pare assurdo votare, invece di un rappresentante in carne ed ossa, un simbolo che possa contenere al suo interno già due o più candidati, oltretutto in un ordine fisso e senza possibilità di scelta?

E se volessi votare il secondo e il primo fosse un clone del senatore Incitatus?

Naturalmente a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca.

Il sistema elettorale è infatti la base di ogni democrazia,  non sarebbe sbagliato pensare che molti dei problemi dell’Italia vengano proprio dalle distorsioni dei sistemi elettorali, con le preferenze prima e con le liste bloccate poi, per capire quanto questo passaggio sia importante.

Naturalmente un sistema perfetto non esiste. E per “perfetto” uno si accontenta con privo di guasti. Se le liste bloccate hanno creato una nuova casta di palazzo, completamente avulsa dal paese che, anzi, lo vessa come una novella Versailles, anche l’elezione dei rappresentanti dei vari territori ha i suoi bachi, e non è certo giustificata la fama di quel Fiorito in un paese di solida tradizione democristiana come il nostro.

Ma questo non può essere certo compito dei rappresentanti, non si può chiedere ai controllori di controllarsi, per quello c’è la giustizia o la stampa. Certo che se i controllori dei controllori appartengono ai controllori controllati…

Discorso più sfumato sarebbe stabilire cosa si voglia intendere con “aumentare il benessere generale”, ora sebbene costruire aeroporti internazionali ogni 10 Km o organizzare la “sagra del baccello (o sagra della fava, secondo geografia) risponda effettivamente alla definizione è chiaro che c’è un limite tra buona gestione, gestione ininfluente, gestione catastrofica e danni che cattive gestioni possano fare.

E niente, è compito degli elettori informarsi e scegliere il miglior candidato. Se non lo fanno è solo colpa loro, non c’è una via più breve attorno alla stalla.